logo-youngvolcano

Giuseppe Borgia

Giuseppe Borgia - youngvolcano

Puoi parlarmi un po’ di te?

Sono nato a Palermo il 20 novembre del 1978, lo stesso giorno in cui moriva Giorgio De Chirico. Lavoro e vivo a Palermo, mi piace fare colazione al bar.

Come e quando ti sei avvicinato all’arte?

Ricordo una certa pulsione verso la materia pittorica fin dalla prima infanzia. Abitavo al settimo piano di un palazzo e dal balcone fissavo spesso l’acqua di una grande gebbia piena di muschi e varianti di tinte verdi. Iniziai a guardarla perché mia nonna per togliermi il vizio del ciuccio fece finta di  buttarlo di sotto. All’inizio  guardavo la gebbia pensando al ciuccio, ma presto me ne dimenticai affascinato dalla materia viva dell’acqua.

Quali sono gli artisti cui guardi? E perchè?

La facilità con cui oggi si può condividere favorisce la visibilità del lavoro di molti artisti  e cerco di approfondire tutto quello che mi interessa. Sono molto affascinato dalla pittura rupestre e dai grandi maestri del passato.

Rembrandt, Sebastiano del Piombo, Théodore Rousseau, Van Gogh, andando avanti De Chirico, Morandi.

Ultimamente visitando la Pinacoteca di Brera, il San Gerolamo penitente di Tiziano mi ha particolarmente colpito. All’altezza della testa del santo a destra c’è una pennellata di bianco sulla roccia  che sembra scarabocchio.

Tiziano è un gigante, una volta me lo sono immaginato su un volo Venezia Roma, chissà cosa avrebbe dipinto dopo aver volato.

Puoi parlarmi della tua ricerca artistica?

Mi sono sempre sentito un pittore fin dall’asilo. Dopo l’accademia con altri tre amici ho condiviso l’esperienza di far parte di un collettivo artistico, il Laboratorio Saccardi, sono stati anni in cui ho potuto sperimentare molto. Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di coltivare una ricerca personale legata alla pittura ed ho ricominciato da capo.

Sono partito dall’indagine del paesaggio come ultimo avamposto, come confine ultimo tra il materiale e l’immateriale. Sto seguendo la strada che mi sembra più naturale, mi interessa la ricerca di una grammatica pittorica emotiva dove fare conferire il figurativo e l’astrazione.

Qual è il materiale preferito? E perchè?

I colori ad olio perché sono materia viva organica. 

Quanto è importante il processo?

È fondamentale, rituale, come il lavoro quotidiano.

La pittura è una pratica meditativa, è vivere altrove ma in parallelo alla vita. Si segue un filo sconosciuto un destino portandosi  appresso tutto.

A cosa stai lavorando adesso?

Sto lavorando a delle nature morte o come direbbe De Chirico a delle vite silenti.

Puoi parlarmi del tuo studio?

Il mio studio è la metà di casa mia dal balcone guardo monte Pellegrino.

Cosa ti eccita di più del tuo fare arte?

Percepire ogni volta che dipingo che il tempo che dedico a questa pratica è  prezioso.

Come trascorri il tuo tempo quando non lavori?

Mi piace stare a contatto con natura, visitare le città, scoprire  bar e trattorie remote.

Cosa ti appassiona?

Sapere che ogni cosa ha una storia che sia un fiore, una pietanza, un oggetto, dietro ogni cosa c’è un racconto un avventura.

Qual’è il più grande desiderio?

Sentirmi in pace.

Puoi dirmi il libro, il disco, il film e il piatto preferito?

Difficile scegliere ma tra i preferiti: libro Memorie intime di George Simenon, disco la Buona novella di Fabrizio De André,  film Barry Lindon di Stanley Kubrick e per finire la pasta con i tenerumi.

logo-youngvolcano


Copyright l’Artista e RizzutoGallery